GIUSEPPE SOMMARUGA

 

 

LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

La formazione di Sommaruga (corsi all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano: 1883-1887) non si distacca da quella comune alla maggioranza degli architetti della sua generazione. La scelta degli studi all'Accademia, tradizionale per chi intendesse dedicarsi all'architettura, rivela in quel momento il prestigio che ancora godeva l'istituzione accademica, malgrado fosse travagliata a partire dalla fase post-unitaria da una profonda crisi dei contenuti e dei metodi dell' insegnamento. Il rendimento scolastico di Sommaruga si mantenne su un livello medio, con qualche premio nei corsi di ornato e di architettura, un paio di premi a concorsi accademici e una sorprendente bocciatura finale agli esami per conseguire la patente di professore di disegno architettonico. Quel che ha potuto imparare dall'Accademia non era un gran che: la pratica delle diverse tecniche del disegno, abilita' e sicurezza di mano, una buona conoscenza degli "stili" architettonici, un'infarinatura di storia dell'arte. In quanto a preparazione tecnica, scientifica, pratica e cultura generale zero o quasi. Il diploma dell'Accademia, infatti, che abilitava all' insegnamento del disegno e permetteva di partecipare ai concorsi di architettura, non aveva alcun valore legale ai fini dell' esercizio della professione. Tale valore era attribuito solo alla laurea in architettura civile rilasciata dai politecnici. Tuttavia, negli anni della formazione scolastica di Sommaruga, la scelta dell'iter accademico era ancora prevalente, come dimostrava lo scarso numero di laureati al corso di architettura del Politecnico. Il carattere ancora elitario della scuola di architettura si giustifica con il maggior peso, anche economico, degli studi del Politecnico rispetto a quelli dell'Accademia. Questa situazione confusa, che aveva pesanti risvolti sul piano dell'esercizio professionale, aveva creato una evidente dicotomia tra gli "architetti tecnici" (usciti dai politecnici) e gli "architetti artisti" (diplomati dalle Accademie). Il suo professore all'Accademia di Brera di Milano, CAMILLO BOITO (1836-1914) storico interessante, difensore di una "architettura nazionale" che s' inspiro' alla polemica anticlassica condotta da una trentina d' anni in Inghilterra da Ruskin e in Francia da Violet-le-Duc, e' stato una garanzia di buona formazione nella sua prima attivita'. Ma alla fine il Sommaruga si rivelo' non-boitiano. La sua prima attivita' (1895-1900 antecedente a palazzo Castiglioni di Milano) rientra nell' ambito dell' eclettismo, ma del tutto estranea allo storicismo di marca boitiana. Sommaruga doveva essere lucidamente conscio dei limiti della sua educazione accademica, forse non tanto per quanto riguarda la cultura architettonica, quanto piuttosto rispetto alla competenza tecnica e pratica e agli sbocchi professionali. Si preoccupo' per tempo di assicurarsi i titoli che gli permettevano di esercitare la professione: il diploma di capomastro, conseguito presso quella scuola che Boito stesso consigliava ai suoi allievi di Brera e l 'indispensabile tirocinio presso uno studio professionale affermato, che apriva la strada all' esercizio della professione ai diplomati dell' Accademia. La scelta dello studio di LUIGI BROGGI (forse suggerita da Boito) si rivelo' felice e fruttuosa. Broggi aveva una formazione solida e completa (diplomato a Brera e laureato al Politecnico nel 1875), una competenza professionale di prim' ordine e un notevole aggiornamento sulla situazione dell' architettura europea, ottenuto con numerosi viaggi all'estero. Per questo e' probabile che l' influsso di Broggi sul giovane Sommaruga sia stato piu' profondo e produttivo di quello esercitato dal "professor" Boito. Nel 1890 con Broggi apparve per la prima volta alla ribalta nazionale il nome di Sommaruga con il progetto (premiato) per il concorso del Palazzo del Parlamento a Roma.

 

 

Il progetto della villa Giuseppe Faccanoni ed una dedica autografa di Sommaruga.  

 

Sicuramente per interessamento di Broggi Sommaruga partecipo' con successo alla prima Esposizione Italiana di Architettura a Torino nel 1890. Trovo' pure lo spazio per la sua prima realizzazione autonoma (lo chalet Theobroma) all' Esposizione Nazionale d' lgiene ed Educazione Infantile a Milano (1891). Probabilmente a questo punto Sommaruga aveva concluso il suo apprendistato di studio. Sommaruga si era presentato nuovamente agli esami nel 1990, avendo gia' ottenuto i primi successi professionali nello studio di Broggi, e supero' le prove. Quando ritiro' il suo diploma, nel 1891, la sua carta intestata recava gia' la qualifica di " architetto". Da quel momento ebbe una serie fittissima di incarichi pubblici, tra cui la presidenza della Commissione edilizia del Comune di Milano per vari anni. Mentre alle nuove esigenze imposte dallo sviluppo delle citta' nell' Italia post-unitaria sembravano provvedere soprattutto gli uffici tecnici comunali, con una schiera di ingegneri civili e capimastri intenti a progettare gli edifici di servizio necessari alla crescita urbana, agli "architetti artisti" sembrava riservata in esclusiva l'architettura monumentale e rappresentativa (opere commemorative, sacrari alle patrie glorie, palazzi del parlamento o di giustizia, musei, cimiteri monumentali). I concorsi nazionali e internazionali, banditi per queste realizzazioni di particolare impegno servivano ai giovani diplomati dalle accademie. L'affermazione o la segnalazione a un concorso costituiva una patente di qualificazione per inserirsi con qualche possibilita' di successo nel mercato di lavoro. Sommaruga ne era talmente consapevole che soprattutto nel periodo della sua prima attivita' partecipo' a tutti i concorsi. Le Esposizioni Riunite di Milano del 1984, di cui Sommaruga era architetto generale, lo avevano ufficialmente inserito nell' ambito del professionismo milanese, aprendogli le porte di una committenza privata che aveva intuito le non comuni doti del giovane architetto. Sommaruga aveva perfettamente capito che il successo gli sarebbe derivato anche da una totale disponibilita' nei confronti delle esigenze della committenza o quanto meno dalla capacita' di soddisfarle con un lavoro accurato, celere nell'esecuzione e economicamente conveniente. Quella che si puo' leggere nei commenti in margine alle descrizioni dei lavori, apparsi sulle riviste specializzate dell'epoca ("l' edilizia moderna", il monitore tecnico") e', da un lato l'immagine di un architetto professionalmente preparato, in grado di affrontare con competenza tecnica i piu' disparati problemi che gli venivano sottoposti, dall'altro quella di un versatile "artista" che forniva alle maestranze, poste alle sue dipendenze, i cartoni o i modelli dal vero, di sua mano, dei repertori decorativi (dai ferri ai cementi, dai gessi alle decorazioni a fresco). II Sommaruga e' un progettista in toto dell'oggetto architettonico e quindi inserito nella logica progettuale modernista. La grande disponibilita' di questi anni dette presto i suoi frutti; i suoi committenti non tardarono, infatti, a lasciargli carta bianca consentendogli un "far grande" indubbiamente piu' consono alla sua personalita'. Questa sua duplice immagine di tecnico ed "artista" lo accompagno' per tutta la carriera. Alcuni dei piu' importanti committenti di Sommaruga erano ingegneri (Castiglioni, Salmoiraghi, Comi, Faccanoni e Carosio) e non e' un caso, essi appartenevano infatti a quel ceto di alta borghesia imprenditoriale, tecnicamente e culturalmente aggiornato, che piu' contatti e analogie presentava con la classe borghese dei paesi industrializzati europei.