Villa Luigi Faccanoni l' esterno

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I ferri battuti previlegiano qui i motivi nastriformi e fitomorfi.

La cura del parco e dell' arredo esterno e' probabilmente una delle caratteristiche che rendono maggiormente l' incanto del tempo.

Lo sfondo d' oro dei fregi crea effetti cromatici suggestivi, ripresi nei contrasti tra i fiori e le volute deilavori in ferro battuto.

La targa di completamento della villa nel 1912.

La "grotta" sotto l' entrata principale.

Dalla torretta si gode il panorama del lago nel suo punto piu' largo e morbido, a dimostrazione dell' attenzione che poneva Sommaruga nella localizzazione e nell' orientamento delle sue realizzazioni.

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Isa De Luca - Giuseppe Faccanoni

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Villa Luigi Faccanoni, poi Bortolotti, ora Surre (1912) 

L' esterno 

La villa Luigi Faccanoni è una maestosa e complessa costruzione concepita all'inizio del secolo dal genio e dalla fantasia di Giuseppe Sommaruga. E' un insieme di rara eleganza di ispirazione medioevale e romantica, che si esalta nel rigore del suo suggestivo parco con una caratteristica grotta, e un ingresso a esedra con bella cancellata in ferro battuto del Mazzucotelli, costruita con la solita abilità artigianale ed energia creativa. Anche in questa villa vi è un continuo rimando tra le decorazioni dei fregi in cemento e quelle in ferro, che utilizzano gli stessi motivi ornamentali. La cancellata è caratterizzata da intrecci di foglie che si adagiano e si contrappongono alla struttura formata da barre rettilinee, nastri annodati, capricciosi viticci, foglie e rami. Bassorilievi di Ernesto Bazzaro; la muratura è in pietra a vista, con decorazioni in cemento e termina con una gronda a guscio; una fascia in cotto decorato reca la data 1912. Un piccolo edificio di portineria sulla sinistra. Il Sommaruga, architetto del Modernismo, ha portato avanti uno dei concetti base del pensiero modernista: quello cioè dell'artista che concepisce e progetta il manufatto architettonico nella sua totalità e a tutte le differenti scale. Sommaruga forniva, fin nei minimi dettagli, modelli e disegni degli apparati decorativi, dai ferri ai cementi, dalle decorazioni a stucco a quelle ad affresco, seguiva le fasi di lavorazione e sovrintendeva alle loro messa in opera. Secondo Bairati e Riva l'opera che, più e meglio di tutte, ci consente di definire il vero rapporto di Sommaruga con la tradizione è comunque questa villa del 1912. Qui davvero potremmo accettare le definizioni di Manfredini e Monneret, date in precedenza, giacché siamo proprio di fronte a una riproposta, estremamente personale, di un clima in un certo senso Rinascimentale. L'edificio, infatti, di primo acchito richiama alla memoria, per certi suoi elementi, imprecisabili ville medicee. Ci si accorge subito però, avvicinandosi e mettendola a fuoco nei suoi particolari decorativi e costruttivi, quanto sia ben lungi dall'essere una pedissequa riproposta di stilemi rinascimentali, ma riesca invece a rievocare quelle immagini solo attraverso l'allusione a singoli episodi. In tal senso anche l'anomala costruzione delle grotte artificiali adibite ad acquari e situate in giardino, che più di altre ci riporta ad un clima manierista, trova nell'inserimento fra le rocce di inserti di ceramica colorata, un'analogia, probabilmente del tutto casuale, con certi impasti polimaterici di Gaudi. La composizione esterna della facciata ci riporta a soluzioni del tutto simili a quelle adottate a Baveno per i Carosio o successivamente a Lanzo d'Intelvi per i Cirla. Lo schema d'ingresso ò costituito da un'ampia pensilina, balconata al primo piano, sorretta al centro da due pilastri-colonne e apre lateralmente ad ampie scalinate d'accesso, talvolta unificatesi sul davanti. Più ancora che alla tradizione barocca Sommaruga guarda soprattutto a quella manierista da cui trae un duplice insegnamento: da un Iato, la consumata capacità di trattare le superfici attraverso un uso di materiali diversi e una loro diversa lavorazione con cui ottiene sorprendenti effetti luministici e cromatici e, dall'altro, una certa tendenza a considerare gli affacci come quinte autonomamente definibili. Così alla sua predilezione per i basamenti a bugnato rustico cui si affiancano parti a bugnato liscio, fasce ceramiche, cementi plastici, si accompagna talvolta un metodo compositivo che procede per successive addizioni di parti. La villa, a planimetria chiusa e volumetria compatta è abbastanza anomala dal punto di vista stilistico del Sommaruga e denota, con la sua mole imponente e rettangolare, un certo irrigidimento. Interamente rivestita di pietra, la facciata presenta il tradizionale allineamento regolare delle finestre ed anche il grande balcone (aggiunto molti anni dopo la costruzione nel 1926 e non parte del progetto Sommaruga) appare come un pronao piuttosto convenzionale. Il prospetto sembra avere come unico scopo quello di contenere i grandi altorilievi del Bazzaro che, con la loro movimentata e barocca sontuosità, rappresentano gli elementi di spicco dell'insieme. Nel giardino della villa Luigi Faccanoni aveva fatto erigere un'erma col busto di Pietro Paleocapa (1788-1869) - celebre ingegnere idraulico, Collare dell'Annunziata - alcune statue, una fontana, un gazebo, panchine in pietra decorata, una voliera e la caratteristica grotta all'entrata della villa; un ponte, originariamente in pietra con disegno ad arco ribassato, collegava la villa alla darsena; ora, l'allargamento della strada provinciale ha imposto l'abbattimento del ponte e la sua sostituzione con un manufatto in ferro.

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